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Narrativa

La scatola di piselli del discount non ha neppure l’apertura a strappo e bisogna cercare l’apriscatole, che è arrugginito perché non viene usato quasi mai. Perché poi non abbia comprato quelli surgelati, che sono più buoni, specialmente i pisellini primavera della findus, non lo sa proprio. Ogni tanto va a fare la spesa al discount per risparmiare, ma compra quasi solo prodotti per la pulizia della casa e niente da mangiare.

Mentre sta ancora lottando con l’apertura squilla il telefono.

“Vieni adesso, ho un po’ di tempo libero.”

“Dobbiamo fare alla svelta. Alla una devo riprendere mia figlia a scuola.”

“Allora sbrigati.”

La panda parcheggiata sulla strada davanti casa ha una contravvenzione in bella vista sul vetro anteriore. La donna, una mora pienotta e dal naso a punta, la intasca guardando l’orologio, poi sale e parte spedita. Le ci vogliono cinque minuti per raggiungere un palazzo d’uffici dall’aspetto non proprio moderno. Dalla bacheca accanto ai campanelli risulta che almeno la metà dei fondi sono in vendita o in attesa di affittuari. Sale le scale senza prendere l’ascensore, anche se deve salire fino al terzo piano, dove entra senza bussare nell’ufficio di un geometra.

“Dovremo fare ancora più in fretta, devo passare a pagare una multa.”

L’uomo non risponde. È ancora giovane ma con pochi capelli e un ventre prominente. Quando si alza dalla scrivania dietro cui è seduto compare nudo dalla cintola in giù, il pene di dimensioni medie in semierezione. Lei si spoglia mentre è già inginocchiata e glielo prende in bocca; quando è completamente nuda lui la fa mettere carponi sul pavimento sporco e freddo. Apre bocca per la prima volta ordinandole di pisciare e lei si scarica immediatamente e abbondantemente, creando una larga pozza sulle piastrelle da poco prezzo.

A quella vista il pene dell’uomo raggiunge la rigidità completa e senza nessun preparativo lo introduce di schianto nell’ano della donna, affondandolo con due colpi fino alla radice. Il dolore per lei è così intenso che viene subito, un orgasmo dietro l’altro, finché lui non si ritrae e le eiacula sulla pianta dei piedi nudi.

Senza pulirseli lei si rimette calze e scarpe, rimanendo per il resto nuda, inginocchiata in terra, scossa da brividi di freddo. L’uomo passeggia nervosamente avanti e indietro, dandole dei leggeri schiaffi sulle grosse tette da quinta misura ogni volta che passa davanti a lei; dopo qualche minuto le si avvicina e le depone il membro ormai floscio in bocca, iniziando a orinare; le tiene la testa premuta e lei è costretta a ingoiare, finché un conato liberatore non le fa rigettare tutto. Ma l’uomo, che si è scansato per evitare di farsi vomitare addosso, pare avere una riserva di orina inesauribile e torna a farla bere, stavolta senza forzarla, con lei che deglutisce a grandi sorsi.

Una volta finito le ordina di rivestirsi, ma prima le ha preso le mutandine, appallottolandole, e gliele ha inserite completamente nella vagina. Quando lei parte non si salutano.

Nella sede dei vigili urbani si dirige di corsa a un ufficio all’ultimo piano. Entra e chiude a chiave.

“Ho trovato il tuo messaggio” dice all’uomo dalla barba rossa seduto dietro la scrivania “ma oggi ho poco tempo.” L’uomo, in divisa, si alza per aprire la porta del piccolo bagno dell’ufficio, dove le fa segno di precederla. Lei entra, si china a novanta gradi e alza la gonna.

Il manico della prima paletta da vigile entra senza difficoltà nell’ano e anche il secondo incontra poca resistenza, ma quando il terzo e poi il quarto si scavano l’ingresso in quell’apertura devastata il dolore e il piacere iniziano a farsi sentire. Manovrando abilmente le estremità, l’uomo riesce a creare una dilatazione sufficiente a far penetrare completamente, in mezzo ai quattro manici, un preservativo contenente un piccolo criceto vivo.

Lei è ancora china, con la schiena dolorante, ma lui non le permette di rialzarsi finché, masturbandosi furiosamente, non le schizza sul viso una gran quantità di sperma.

* * *

È pomeriggio e la vicina di pianerottolo le suona alla porta.

“Tua figlia non c’è?”

“È da un’amica a fare i compiti.”

“Allora preparati e vieni.”

Lei corre in camera a frugare nel portagioie, prende due grandi orecchini d’oro a cerchio e se li fa passare nei buchi da piercing che ha a entrambi i capezzoli, altri due simili, più piccoli, vengono infilati nelle labbra della vagina.

Nell’appartamento della vicina si mette nuda carponi sul tappeto, che è coperto da un’incerato. Questo vuol dire che subirà un clistere.

L’amica, una donna sulla metà della quarantina, dal corpo muscoloso e abbronzato, lunghi capelli neri, si ripresenta con indosso solo una vestaglia trasparente e scarpe di pelle lucida dal tacco alto; in mano ha quattro pesi da bilancia da due etti l’uno, muniti di un’apertura ad anello per mezzo della quale li fissa agli orecchini sui seni e sulla vagina. Poi prende da un cassetto uno scudiscio e frusta la donna carponi, in modo da costringerla a dimenarsi e a sentire lo strappo dei pesi che oscillano.

Quando il sedere è ben arrossato fa la sua comparsa un treppiede di quelli usati negli ospedali per appendervi le flebo, al quale è attaccato un enorme contenitore trasparente della capacità di almeno venti litri, colmo d’acqua. La cannula prova a farsi strada nell’apertura anale, ma trova un intoppo.

“Che cosa ti sei infilata nel culo, troia? Fammi vedere!” Due o tre dita raspano furiose e senza rispetto nell’orifizio, estraendo il preservativo con il criceto ormai soffocato.

“Zoccola infame, te ne vai a giro con degli animali ficcati nel buco del culo? Sei proprio una puttana lurida e svergognata! Scommetto che a cercare bene si trova qualcosa anche nella fica, ecco qua, mignotta in calore, un paio di mutandine. Che fogna da sperma, che bevisborra rottainculo e maiala. Sai cosa ti meriti? Di finire in un pisciatoio pubblico! Questo è quello che ti farò domani, ti metterò in un orinatoio con la bocca aperta e ti farò pisciare addosso da tutti quelli che entrano, vecchi e giovani.”

Nella segreta speranza che ciò sia vero, cullata dalle botte associate a ogni insulto, lei viene ripetutamente.

* * *

Dopo cena, a letto. Il marito la possiede piano, per non svegliare la bambina dice lui, probabilmente per pigrizia. Lei gli parla all’orecchio: “…e allora il capitano dei vigili ha iniziato a infilarmi in culo delle palette per il traffico, prima una, poi due, poi tre e infine quattro, il mio buco del culo era una caverna e io…” a questo punto lui non si trattiene più e viene, privandola del piacere di raccontare tutto fino alla fine e costringendola a fingere un orgasmo di comodo.

Lui fuma, lei legge.

“Lo sai che sei davvero straordinaria a inventare queste storie porche? Sembrano vere.”

Lei prova il desiderio, come sempre, di dirgli che non si inventa niente, che è la verità, per vedere se finalmente il marito si decide a darle la punizione che merita, ma poi pensa che questo farebbe davvero svegliare la bambina, chiude il libro che sta leggendo (Venere in pelliccia – sempre insulsi romanzi d’amore, le ha detto il marito) e spenge tristemente la luce.

 

 

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