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Carabattola

di Piggì

(Favole raccontate dai nipotini per fare addormentare i nonni)

1. C’era una volta un figlio molto ricco e scapolo che viveva con la propria madre, vedova. La madre, ormai anziana, continuava ad esortare il figlio affinché prendesse moglie: “Figlio mio, io sto diventando vecchia. Non sono eterna. Devi trovarti una buona moglie. Non puoi restare solo!”
Tanto insistette che finalmente il figlio si decise! Favorito anche dal suo stato sociale, agiato – e cioè dal fatto di possedere cospicue e allettanti ricchezze – trovar moglie gli riuscì molto facile. Ben presto si accasò. Sposò una giovane ragazza; e pure brava, visto che, nel periodo (breve) del fidanzamento, si era comportata amorevolmente e con molte premure nei confronti della futura suocera.
Ma ahimè, come spesso accade, in un secondo tempo, a matrimonio concluso, il suo atteggiamento bruscamente mutò. Incominciò a manifestare sempre più segni di fastidio per una presenza, quella della suocera, che giudicava invadente. Il figlio cercava di mettere pace tra le due donne, a volte anche con successo, finché uno sfortunato giorno non accadde la disgrazia: si ammalò di un male incurabile ed in breve tempo morì.
La sposa aveva fatto sottoscrivere al marito gravemente infermo un testamento a proprio esclusivo favore, da cui risultava essere lei sola erede di tutte le sostanze, compresa ovviamente l’abitazione. La suocera, a quel punto, avrebbe potuto anche essere cacciata dalla casa, ma la nuora non lo fece! Aveva in mente un altro progetto: si offrì di ospitarla, in cambio della delega, a proprio favore, della pensione. La suocera, priva di alternative, onde evitare di essere messa alla porta, fu costretta ad accettare.
La nuora aveva poi completato la sua opera tirandosi in casa anche la propria madre – a godere di quella ereditata quanto immeritata fortuna – e le due donne, insieme, madre e figlia, incominciarono a sottoporre la suocera ad ogni forma di angheria.
Le tolsero tutto, ori e collane, e persino i bei vestiti che aveva. Le portarono via anche la dentiera, affinché non mangiasse troppo consumando le risorse della casa. La vestirono con un grembiulone scuro, costringendola a stare al loro servizio. La umiliavano in ogni modo rivolgendosi a lei con toni sprezzanti, chiamandola “vecchia carabattola”. E fu questo, da allora, il nome con cui veniva chiamata: Carabattola.
“Carabattola, c’è da preparare la cena! Carabattola, ci sono i letti da rifare! Carabattola, il bucato!”
E la povera vecchia non sapeva più come sottrarsi a tali angherie, anche perché, con la pensione che gli era stata requisita, non aveva alcun modo di rendersi indipendente. Sperava in un miracolo! Qualcuno che la portasse via! Sognava un Principe Grigio che potesse liberarla da quella oppressione. Ma poi si svegliava dal suo sogno, si guardava attorno e si metteva a piangere.
Aveva persino timore a lamentarsi, perché temeva che i suoi lamenti avrebbero potuto scatenare più gravi reazioni da parte delle due megere. E cosi appena poteva, si recava a sfogarsi sulla tomba del figlio. Sedeva sulla tomba e gli parlava, raccontandogli tutte le sue disgrazie.
Parlava, piangeva, parlava. Gli confidava le sue speranze, anche la speranza di incontrare un Principe Grigio che la portasse lontano da quella casa in cui era diventata, da padrona, serva.
Un bel giorno però, seduta sulla tomba del figlio, le parve di percepire una vocina che diceva: “Mamma, mamma!”
Carabattola in un primo momento si spaventò. Da dove veniva quella voce?
Smise allora di piangere e lamentarsi e nel silenzio la voce risuonò ancora più chiara: “Mamma, mamma!”
“Figlio mio sei tu?” – disse Carabattola piena di gioia – “E dove sei?”
“Sono qui, guarda, mamma!”
Carabattola allora si volse e vide con sua sorpresa che una colomba bianca si era posata sulla croce sopra la lapide.
“Non piangere mamma! Vedrai che presto tutto finirà. Incontrerai il tuo Principe Grigio che ti porterà via da quella casa. Io ti sarò vicino. Fidati di me!”
Detto questo, la colomba volò via sparendo tra i loculi del cimitero.
Carabattola sentì una grande gioia nel cuore. Si sentì improvvisamente risollevata e più fiduciosa. Aveva anche ritrovato un miracoloso contatto con il figlio perduto. Non sarebbe più stata così sola.

2. Si avvicinava intanto il 3 di novembre, il giorno cui si teneva il Gran Ballo annuale dell’ospizio. Durante quella festa, il Principe Grigio, il vedovo (rimasto ancora scapolo) e più ricco dell’ospizio, avrebbe scelto tra le vedove della città la propria sposa.
La cerimonia si sarebbe svolta in due fasi. Il giorno precedente, il 2 di novembre, tutte le vedove si sarebbero recate  in processione al cimitero, a rendere omaggio alla tomba dei relativi mariti. Il giorno dopo, il 3 di novembre, si sarebbe svolta la grande festa danzante presso l’ospizio cittadino, dove il Principe Grigio avrebbe scelto la sua sposa.
La nuora e la mamma se ne stavano in trepida attesa. La figlia voleva a tutti i costi che la madre partecipasse al Gran Ballo, ove si prospettava l’occasione per concludere un prestigioso e lucroso secondo matrimonio. Nel caso in cui la madre non fosse riuscita nel suo intento, avrebbe potuto farsi avanti lei stessa! Anch’essa infatti era vedova – ancor giovane vedova! – ed aveva titolo a partecipare alla gara.
Le due donne si prepararono con cura all’evento. Passarono giorni e giorni dall’estetista, dalla manicure, dalla callista, dalla pettinatrice. Comprarono vestiti costosissimi, braccialetti e collane per non passare inosservate alla festa e attirare in quel modo l’attenzione del Principe Grigio sulla loro persona.
“Dobbiamo sembrare molto ricche, mamma” – diceva la figlia – “Perché il Principe Grigio è ricchissimo e, come sai, tutti coloro che amano la ricchezza, sono attirati da chi la possiede!”
E così le due donne dilapidarono quasi tutto il patrimonio in brillanti e preziosi, al punto che, una volta preparate ed agghindate per recarsi al grande ballo, erano entrambe coperte di gioielli da capo a piedi tali da sembrare due giostre.
Carabattola aveva timidamente espresso il desiderio di andare essa pure al ballo. Ma le due donne risposero con una sonora sghignazzata!
“Tu, al Gran Ballo dell’ospizio? Ma non ti vedi? Ma non ti guardi?”
“Beh, potrei mettermi un poco in ordine …” – disse Carabattola
“Ma va là, ma va là! Ci sono cose più importanti da fare in casa: i piatti da lavare, il bucato da stendere, le stanze da spazzare”.
E così, la sera del Gran Ballo, la madre e la figlia uscirono in pompa magna.
Carabattola rimase sola nella grande casa, a piangere e a sospirare. Il Gran Ballo dell’ospizio costituiva una occasione unica per incontrare il Principe Grigio. Ed ecco, l’occasione era già perduta!
Ma ecco che, proprio nel momento di maggior sconforto, sentì levarsi un leggero battito d’ali. Guardò in alto e vide la bianca colomba posarsi dolcemente su un piccolo rilevo nel lato più alto della stanza!
“Oh, figlio mio! Sei tu?”
“Si, sono io mamma, non piangere! Sono qui per aiutarti!”
La madre si sfogò con il figlio.
“Stasera c’è il Gran Ballo dell’Ospizio. La mia grande occasione per incontrare il Principe Grigio che mi potrebbe portar via da questa casa. Ed invece … Sono qui, piena di lavori da fare, sporca e senza nemmeno un vestito. Il Principe Grigio non lo incontrerò mai!”
E prese nuovamente a piangere.
“Guarda mamma! Ci penso io!”
E la bianca colomba incominciò a volare attorno a lei in voli sempre più stretti. E ad ogni giro corrispondeva un miracolo. Carabattola si trasformava in una elegantissima signora. Al primo giro si trovò addosso un tailleur blu scuro elegantissimo con bottoni d’oro, al secondo giro si trovò ai piedi delle scarpette splendenti, al terzo giro, una collana di perle cinse il suo collo, al quarto giro le comparve sulla testa un cappellino alla Margareth Tatcher di grande pregio, al quinto giro comparve una borsetta nera, in tinta con le scarpe che lanciava nello spazio circostante seducenti riflessi di luce.
“Ecco mamma! Adesso sei pronta per la festa! – disse la colomba posandosi infine sulla finestra.
Carabattola era confusa e felice.
“Oh grazie figliolo mio! Grassiegrassie!
Dicendo “grazie” Carabattola si accorse che le mancava l’ultima cosa per completare l’opera: la dentiera!
“Non posso andare senza dentiera!” – disse tutta confusa. Dovette confessare al figlio che la dentiera le era stata confiscata per impedirle di mangiare troppo.
“Nessun problema!” – disse la colomba. E spiccò un ultimo volo attorno alla madre che si trovò infine con una bella dentiera nuova di splendente ceramica.
“O grazie, figlio mio! Adesso vado alla festa!”
“Vai mamma! Però, ricordati di lasciare la festa prima di mezzanotte. Perché a mezzanotte tutto questo incanto sparirà e tu ti ritroverai come prima! Non scordarlo, mi raccomando!”
Così dicendo, la colomba volò via verso il cimitero!

3. Carabattola si diresse così a piedi verso l’ospizio, che da lontano appariva tutto illuminato a giorno. Quando fece ingresso nella sala, con il suo portamento elegante, in completo blu con cappellino e veletta, tutti si voltarono a guardarla. L’orchestra smise di suonare il Tango delle Capinere e un “oh” si levò dalla sala.
Il Principe Grigio, che stava danzando con una dama col monocolo, subito si precipitò a salutare la nuova venuta. La prese per la mano e con delicatezza la condusse al centro della sala. A quel punto l’orchestra attaccò con il Valzer delle Candele. Il Principe e Carabattola si abbandonarono alla danza imitati poi da tutte le altre coppie.
Per tutta la sera, il Principe scordò tutte le altre vedove e non ebbe occhi se non per Carabattola. Ballarono e ballarono fino ad avere il fiatone. Mentre danzavano, Carabattola gettò uno sguardo alla sala e notò, sul fondo, anche la nuora e la consuocera che bisbigliavano nervosamente. A quanto pareva, non avevano avuto successo.
Ma dal campanile dell’ospizio ecco il primo rimbombo della mezzanotte. “Doon …” Improvvisamente Carabattola si ricordò delle parole del figlio-colomba. A mezzanotte, tutto quell’incanto sarebbe cessato. Presto, presto! Doveva andar via!
Cercò di divincolarsi dal suo principe danzante, il quale però faceva di tutto per trattenerla.
“Devo andare … Devo andare!” – disse.
“No, resta ancora un poco, un poco!” – rispondeva il Principe.
Intanto il campanile aveva già scandito il sesto tocco: “Doon …”
A quel punto Carabattola, con uno strattone si liberò dall’abbraccio del Principe.
Questi, per non lasciarla andar via, tentò allora di baciarla. Lei avrebbe voluto, ma non c’era tempo.
E così, quando il principe cercò di accostarsi alle sue labbra, Carabattola reagì con un movimento brusco della bocca che le fece cadere a terra la dentiera!
Non ebbe tempo di raccoglierla – la campana era ormai all’ottavo tocco! – e scappò dalla sala!
Appena in tempo! Giunta al giardino dell’ospizio, l’incanto sparì e Carabattola si ritrovò in ciabatte e con il grembiulone addosso. Riuscì solo a scorgere il Principe Grigio mentre si affacciava alla porta illuminata dell’ospizio a festa, con la dentiera in mano. Si rannicchiò dietro un cespuglio per non farsi scorgere. Il Principe, dopo averla cercata invano con lo sguardo, rientrò, e Carabattola, mestamente, si avviò verso casa.
Anche le due megere, la nuora e la consuocera fecero ritorno a casa, con un diavolo per capello, a causa del loro insuccesso, e se la presero con la povera Carabattola.
“Vergogna! Non hai fatto niente! Ci sono ancora tutti i piatti da lavare, i panni da stirare! Lavorerai tutta la notte!
Questa volta però Carabattola non si sentì per niente disturbata. Si sobbarcò volentieri il duro onere imposto dalle megere. Lavorò tutta la notte. Non sarebbe comunque riuscita a dormire! Ormai aveva in mente solo il suo Principe Grigio ed era convinta che questi sarebbe prima o poi venuta a cercarla.

4. Il giorno seguente si sparse la voce per tutto il paese che il Principe Grigio, seguito dal suo maggiordomo, che lo serviva all’ospizio, avrebbe fatto il giro di tutte le case delle vedove e che avrebbe sposato la vedova a cui la dentiera avesse calzato a perfezione con la bocca.
Tutte le vedove si agitarono cullando rosee speranze. Nascosero le loro dentiere per farsi trovare pronte alla prova. Quelle che avevano ancora i denti, se li fecero addirittura togliere in tutta fretta per diventare sdentate.
Nel giorno stabilito, il Principe Grigio incominciò il suo giro, seguito dal maggiordomo che reggeva il vassoio con la dentiera. Bussò casa dopo casa. Tutte le vedove si presentarono nel loro look migliore e si sottoposero alla prova della dentiera, cercando con ogni trucco di dimostrare che la dentiera calzava perfettamente.
Invano! Ad una andava stretta, ad un’altra andava larga; a questa andava bene sotto, ma non sopra o viceversa.
Alla fine della giornata il Principe Grigio, spossato, dovette riconoscere che il suo tentativo non aveva dato alcun risultato. Si era ornai rassegnato a rientrare nell’ospizio, rinunciando alla sua bella vedova, quando il suo maggiordomo gli ricordò che c’era ancora una casa da visitare: quella un po’ fuori mano, dove abitavano due donne, considerate antipatiche e sgradevoli da tutto il villaggio.
“E’ inutile che andiamo fin là” – disse il Principe.
Ma il maggiordomo si permise di insistere.
“Signore, non dobbiamo trascurare nessuno!”
E così il Principe Grigio bussò alla porta delle due megere che tenevano prigioniera Carabattola.
Alla vista del Principe, le due donne si preoccuparono subito di cacciar via Carabattola.
“Vai a spazzare la cantina, via, via!”
Carabattola finse di andare in cantina. Si nascose, in realtà, dietro la porta del sottoscala, da cui poteva scorgere, con il batticuore, il suo Principe Grigio che entrava in casa con il maggiordomo al seguito e la dentiera.
Le due donne si profusero in mille moine e complimenti. La figlia tentò di circuire con false parole il Principe per evitare la prova.
“O Principe, perché tentare la prova. Se tutte le altre hanno fallito è chiaro che la prescelta non può che essere mia madre! Bando ad ogni formalità ed indugio!”
Ma il principe si dimostrò inflessibile. La prova andava fatta.
E così la vecchia si preparò, con la bocca spalancata a ricevere la dentiera.
Ma la dentiera era troppo piccola per la sua boccaccia, al punto che quasi le scese in gola. Niente da fare!
“Mamma, mamma, prova ancora!” – gridava la figlia!
Non ci fu verso, e con immensa stizza le due donne dovettero riconoscere che la prova era fallita.
Inviperite e deluse, con buona dose di maleducazione, cercarono di spingere a malo modo il Principe e il maggiordomo fuori di casa, quando improvvisamente si udì una voce alle loro spalle.
“Principe, poscio provarla anch’io?”
Era Carabattola, comparsa dal vano cantina, con il suo grembiule e le sue ciabatte.
Le due donne si infuriarono ancora di più nel vederla comparire, e mentre le urlavano di togliersi dai piedi, contemporaneamente spingevano più forte il Principe verso l’uscio di casa.
Infine il principe si divincolò con uno strattone che mandò le megere a gambe all’aria. Guardò Carabattola e riconobbe in lei quella dama che gli aveva rubato il cuore durante la festa dell’ospizio.
Si avvicinò delicatamente con la dentiera. Carabattola chiuse gi occhi ed aprì la bocca. La dentiera scivolò delicatamente posandosi sull’intero palato.
“Allora sei tu!” – mormorò il Principe Grigio!
“Si, sono io” – rispose Carabattola.
A quel punto avvenne nuovamente il miracolo. Dalla finestra entrò la colomba bianca che incominciò a volteggiare nuovamente attorno a Carabattola. E ad ogni giro ricomparivano il tailleur blu, le scarpe, la borsetta in tinta, la collana di perle, il cappellino con la veletta.
“Sì, sì, sei proprio tu” – disse ancora il Principe.
E allora si abbracciarono ed uscirono insieme da quella casa, mentre le due megere venivano furiosamente beccate in testa dalla colomba bianca che si era rivoltata contro di loro per punirle.
Fuori, aspettava una carrozza con tanti pennacchi. Il maggiordomo sali in cassetta e spronò i cavalli che al trotto si diressero verso l’ospizio dove i due, il Principe Grigio e Carabattola, vissero il resto dei loro giorni felici e contenti

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