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QUATTRO POESIE di Marco Mastromauro

 

 

 

GUARDAVIA

 

Scorrono

guardavia dietro l’auto buia, occhiate

sfuggenti, controcorrente fantasia, forme

avvenenti (ovale ignoto sta al mio fianco, passeggero,

gonna cangiante fluttua in rifrazioni autunnali).

Si sfilano luci illusorie, universi vuoti,

soprassalti epidermici, agravitazionali..

Tu, limpida goccia sotto vetro,

riflesso stento dello spettro.

 

 

 

 

 

ARDORE CIECO

 

Si gonfia la gonna nello sguardo

terso, notte s’arresta: giallo

sole al tramonto l’avversa.

Sull’erba scossa da brezza

estiva la mano s’è annerita

tra le zolle di terra (viso arrossato,

occhi chiusi, cielo marmoreo,

immoto).

 

Si dispiega eco frammentario,

febbre d’anima assopita.

 

 

TRA QUESTE CASE

 

Nell’affanno

di risse quotidiane, tra queste case

popolari, via delle Rosette

angolo con vicolo Barbero,

strada senza uscita, suoni,

sospiri, un’offesa ristagna,

infesta il pensiero.

 

Lui ti stringe contro il muro,

in fondo al cortile: rimani

immobile, soffocata dal braccio

intorno alla vita.

Poi, in cucina, osservando

dalla finestra, ritrovi il bandolo

sottile tra le dita, una resa

più stinta all’orizzonte.

 

 

 

PAURE

 

Sommovimenti, tempeste e lotte

corse tra spari, roveti, brughiere:

se la paura è un dedalo di rotte

non c’è sgomento che il tuo bacio azzeri.

 

 

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